LO YO - YO
Nel caos della nota località turistica
vicino uno spazio giochi per bambini
aveva adocchiato una donna
che vendeva giocattoli di legno.
Fu calamitato da piccole trottole multicolori
volteggianti rapide e a lungo su sé stese.
in un largo catino un po’ concavo.
Sul piccolo palcoscenico eretto in un angolo della piazza,
campeggiavano i giocattoli:
sagome di pistole caricate con un elastico
che, premuto il grilletto, lo lanciavano poco più in là;
piccole balestre che sputavano tappi di sughero, caleidoscopi ed altro.
Prese una trottola e provò più volte:
nonostante le istruzioni ricevute,
dopo pochi giri sbilenchi e ubriachi,
s’inchinavano di lato e giacevano immobili
mortificandolo.
Rinunciò e iniziò a conversare con lei,
alta ed asciutta, di una bellezza sfiorita;
usava un italiano con accento straniero che le fece notare.
“Tedesca?” azzardò.
“No, ti do tre tentativi, ne hai già sprecato uno;
se non indovini dovrai pagare dieci euro in più” lo sfidò.
Perplesso dal duro suono delle consonanti, tentò: “Austriaca…svizzera…”
“Hai sbagliato tutti e tre, sono francese!”, sorrise.
S’avvide allora degli yo - yo, anch’essi di legno multicolori,
ne prese uno.
Gli fece vedere come impugnarlo,
farlo scendere e salire su e giù, giù e su,
in rimbalzo continuo ed ipnotico.
Ripescò da un angolo remoto della memoria il giocattolo,
se ne innamorò subito e provò senza successo.
“Devi cogliere l’attimo!” gli disse
mentre lo yo - yo sfiorava terra, richiamandolo fino al palmo
e così via a sua volontà.
“Filosofia applicata, quel che mi è sempre mancato” rifletté.
Dentro di sé fu molto grato alla donna
con i suoi semplici giocattoli di legno fatti a mano
in vendita nella lussuosa località turistica
e la sua coraggiosa scelta di vita,
che all’acquisto non gli fece pagare la scommessa.
Il giorno successivo, dopo pochi tentativi,
si sorprese a far oscillare su e giù lo yo - yo
cogliendo l’attimo del culmine discendente,
facendolo risalire con un dolce movimento della mano,
fino a toccare il palmo e riscendere più e più volte,
attento che non s’intrecciasse il filo
che si svolgeva e riavvolgeva,
assecondandolo come danza lieve e continua;.
Felice,
aveva imparato.
Enzo Angelini
S. Benedetto del Tronto 13/08/2026
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