Visualizzazione post con etichetta Melissa D.S.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Melissa D.S.. Mostra tutti i post

lunedì 16 giugno 2014

Giobbe di Joseph Roth

"Andò in cucina,raccolse alla rinfusa carte di giornale e trucioli e accese un fuoco sulla lastra del focolare. Quando il fuoco raggiunse una considerevole altezza e ampiezza, Mendel andò  con passo deciso all'armadio e tirò fuori il sacchetto di velluto rosso in cui si trovavano i suoi filatteri, il suo talèd e i libri di preghiera. S'immaginava come questi oggetti sarebbero bruciati. Le fiamme afferreranno la stoffa ingiallita del manto di pura lana di pecora e l'annienteranno con lingue appuntite,azzurrognole,voraci. Il bordo luccicante di fili argentei si carbonizzerà lentamente,in piccole spirali incandescenti. Il fuoco arrotolerà pian piano i fogli dei libri tramutandoli in cenere grigio argento e per un paio di secondi colorirà di sangue le lettere nere. Gli angoli di pelle delle copertine si arricciano, si drizzano,come strani orecchi coi quali i libri ascoltano quello che Mendel grida loro nella morte ardente. Una spaventosa canzone grida loro."E' finita, finita, finita per Mendel Singer egli grida e con gli stivali batte il tempo,così che le assi del pavimento rimbombano e le pentole alla parete cominciano a tintinnare."Non ha figlio,non ha figlia, non ha moglie, non ha patria, non ha denaro. Dio dice: ho punito Mendel Singer; di che cosa lui, Dio,punisce? Perchè  non Lemmel , il macellaio? Perchè non punisce Skowronnek ? Perchè non punisce Menkel ? Solo Mendel  punisce! Mendel ha la morte, Mendel ha la pazzia, Mendel ha la fame, tutti i doni di Dio ha Mendel . E' finita, finita, finita per Mendel Singer". 

Giobbe è un uomo saggio e semplice che conduce un'esistenza banale, governata dalla ripetitività dei gesti di ogni giorno che assicurano ordine e stabilità al suo mondo..........  "Il dolore lo farà saggio, la deformità buono, l'amarezza mite e la malattia forte." L'interrogativo che pone questo libro è nel rapporto tra dolore e crescita spirituale. La sofferenza viene considerata qualcosa di esterno alla dimensione umana (una punizione divina appunto), però è un mezzo preferenziale di comunicazione con la divinità perché  rompe l'identificazione narcisistica con il proprio ego. E la speranza , oltre ogni mortificazione, si riaffaccia testarda  a consolare l'animo dell'uomo sofferente ............... Isegue
Melissa

Ho da pochi minuti finito di leggere il libro che mi hai consigliato:”Giobbe”..e volevo ringraziarti!!! È un libro bellissimo, nonostante un’apparente tristezza di fondo che lo accompagna! È vero il finale è stato forte e non posso negare che anche in questo caso non sono riuscita a trattenere le lacrime… in fondo perché reprimere a forza un’emozione?! .. anche se si tratta di un romanzo, di una storia inventata, e .........segue
Daniela

Giobbe. Un libro che, a lungo, non si svela. Non capisci perché, chi te lo ha consigliato, ti ha parlato di un libro sulla speranza. Segui le vite di un uomo, e della sua famiglia, immaginando che di loro voglia parlarti. E, in verità, non ci trovi nemmeno niente di straordinario. Invece, in poche pagine, solo alla fine, quando non ti aspetti più alcuna svolta, arriva ! Il messaggio di speranza è forte e diretto. Ti riguarda personalmente. Ti parla di un Dio Padre che è sempre avanti a te di qualche passo, ti anticipa, ti conosce e ti sorprende sempre. Allora capisci perché quella storia ti parla di speranza: perché ti fa venir voglia di affidarti a Lui, sempre, anche quando non ti aspetti più niente e credi che nulla ti potrà sollevare dalle tue umane preoccupazioni. Invece questo accade !
Siamo in buone mani.
Laura

Caro Filippo, ti ringrazio per avermi dato la possibilità di conoscere questo libro e di poter fare alcune riflessioni importanti. La lettura, seppur molto agevole, si presta a diversi livelli interpretativi . Innanzitutto il plot narrativo è un ottimo contenitore per esporre le linee di tensione verso il nuovo mondo ( l’America, impropriamente chiamata invece di Stati Uniti),  in cui si sono riversate le speranze di milioni di persone ............... La pazienza di Giobbe, in Mendel, viene preservata solo dalla follia: infatti se avesse avuto ancora un po’ di senno, egli si sarebbe certamente tolto la vita. Ma Dio ha tollerato anche la sua apostasia, folle e al tempo stesso lucidissima, fatta di meditazioni tutt’altro che scontate. Il finale del libro è degno di un vero thriller.............   In definitiva il finale rientra in pieno nella cultura ebraica, un popolo che vive in attesa di un messia tutto terreno, che restituisca loro quella regalità di popolo perduta con l’avvento di Cristo.......segue
Andrea 

LEGGI TUTTO 

sabato 26 marzo 2011

La poesia di Ana Blandiana

Proposta di lettura di Melissa De Santis


Ana Blandiana,pseudonimo di Otilia Valeria Coman,è una delle maggiori poetesse romene.

Nasce nel 1942 a Timosoara, città da cui ebbe origine nel 1989 la rivolta che avrebbe deposto dal potere Ceausescu.


Famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell’uomo, le sue poesie vengono proibite negli anni ’80 dalla censura del dittatore .Nel 1985 Blandiana riesce a sfuggire alla censura pubblicando alcune poesie con una velata critica a Ceausescu,sul settimanale culturale”Amphiteatre”.Il vero significato delle sue poesie fu scoperto troppo tardi per fermarne la pubblicazione e come risultato Blandiana fu bandita completamente dalle pubblicazioni e il suo nome cancellato dai libri,fu per più di un anno spiata e reclusa in casa .Al crollo del regime assume un ruolo attivo nel “Fronte per la salvezza nazionale”. Nonostante il coinvolgimento politico pubblica diversi volumi di poesia e prosa. La poesia di Blandiana è velata di malinconia, essenziale e povera,è qualcosa che non si può spiegare perché è una suggestione. Lo scopo della poesia è quello di ripristinare il silenzio, la capacità di tacere:-Il poeta cerca di suggerire delle cose:se si dice poco per comprendere di più,allora è meglio dire ancora meno .Il passo successivo è non dire nulla .Il problema è trovare esattamente il punto di equilibrio tra niente e tutto.
La sua poesia non si sforza di stupire o incantare,non c’è l’ansia di mostrare bravura,abilità tecnica, originalità nella forma o un pensiero sconcertante o totalmente nuovo.
Qui l’idea di poesia è la percezione del reale,della vita e della morte, che nasce dalla profonda e pacata riflessione. Il mistero della poesia è costituito da silenzi che le parole si limitano a circoscrivere e valorizzare.
“La poesia è ciò che mi ha dato,come un sesto senso,la sensazione della presenza dell’altro nel mondo circostante .L’altro mi guarda dalle pietre,dagli animali,dalle nuvole,un altro che solo nei momenti di grande stanchezza si chiama nessuno. “

----------------------------------------

Il nostro posto non è qui.
Invano proviamo a lasciarli marcire
I semi dentro di noi.
Come nelle melegrane
Tanti non troveranno
Terra in cui attecchire.
Non moriamo ancora,
abbiamo ancora
da patirlo,questo splendore
che si lascia varcare
nel sonno,nel sogno che ci frastorna.
Il nostro posto
È altrove,più lontano
O magari è passato
E non l’abbiamo riconosciuto.

------------------------------------------

DELLA TERRA DA CUI VENIAMO


Su parliamo della terra da cui veniamo.
Io vengo dall'estate,
è una patria fragile
che qualunque foglia,
cadendo, può annientare,
ma il cielo è così greve di stelle
che talvolta pesa fino a terra
e se ti avvicini senti l'erba
solleticare le stelle ridenti,
e i fiori sono così tanti
che ti dolgono
le orbite bruciate dal sole,
e soli rotondi pendono
da ogni albero;
da dove vengo io
non manca che la morte,
e tanta è la felicità
che quasi ti addormenti.

------------------------------------

Nemmeno un istante oso chiudere
gli occhi per paura
di stritolarlo tra le palpebre il mondo,
di sentirlo ridursi in frantumi
come una nocciola fra i denti.
Quanto tempo potrò tenerlo in vita?
Guardo angosciata
e soffro come un cane
per l'universo che non ha riparo
e morirà nel mio occhio chiuso.

-----------------------------------

LEGAMI

Tutto è me stessa.
Datemi una foglia che non mi assomigli,
aiutatemi a trovare un animale
che non gema con la mia voce.
Là dove la calpesto la terra si spacca
e morti che hanno il mio sembiante
li vedo abbracciati a procreare altri morti.
Perché tanti legami con il mondo,
tanti progenitori e coatta
discendenza e tutto questo insensato somigliarsi?
M'incalza l'universo con i mie mille volti
e non posso difendermi se non contro me infierendo.

sabato 26 giugno 2010

Alejandro Jodorowsky


Proposta di lettura di Melissa D.S.
“Il figlio del giovedì nero ” di Alejandro Jodorowsky


Ogni volta che prendo tra le mani un libro di Jodorowsky
non posso fare a meno di domandarmi:
Jodorowsky chi? Il regista ,attore, filosofo,fumettista,cartomante,demistificatore,
ciarlatano o L’ imbroglione sacro?
Incarna la figura dell’Uomo Nuovo” che ha piena coscienza di sé,un artista eclettico,
lo sciamano occidentale che ha recuperato la funzione terapeutica dell’arte tramite
gli atti di PSICOMAGIA.
“Accedere ai problemi significa entrare nella famiglia del soggetto,penetrare l’atmosfera psicologica del suo ambiente,in quanto tutti siamo segnati,contaminati dall’universo
psicomentale dei nostri antenati (PSICOGENEALOGIA).Così molti individui fanno
propria una personalità che non è la loro,nascere in una famiglia è essere
posseduto e questo possesso si trasmette di generazione in generazione.”
Per interrompere questo circolo vizioso, Jodorowsky si serve di atti paradossali,
psicomagici, che attraverso un linguaggio simbolico comunichino direttamente
all’inconscio superando la censura del conscio.
Si tratta di un concetto implicito nel pensiero magico dello sciamanesimo,
che opera tramite riti che parlano ai nostri dei.
Io amo particolarmente Jodorowsky perché, servendosi di tecniche
discutibili e non convenzionali,mostra alla mente nuove prospettive, fa
emergere dal buio ciò che sappiamo già, in fondo il limite dell’uomo è
nel suo essere razionale.

Nasce in Cile da genitori ebrei-russi nel 1929.Allievo di Pachita e Ejo Takata.
Fonda nel 1962 il Movimento Panico insieme a Fernando Arrabal e Roland Topor.
Tra i suoi film: El Topo,La Montagna Sacra,Santa Sangre.
Tra i suoi libri: Quando Teresa si arrabbiò con Dio,Psicomagia- una terapia panica,
I Vangeli per guarire, La danza della realtà.

Da “Il figlio del giovedì nero “:

Finché c’era luce mi attaccavo a tutto quello che vedevo e ascoltavo,mi
attaccavo agli odori, alle superfici che nascevano al contatto con la mia
pelle. Queste sensazioni si amalgamavano poco a poco e, al tramonto,
quando le saracinesche dei negozi si abbassavano con una rumorosa
sinfonia,creavano un’enorme sfera che inglobava i confini del mio
corpo. Diventavo i mobili,il pavimento di legno vecchio,il gracchiare
degli avvoltoi,la fragranza del mare,i passi,il muro della Cordigliera,
i gabbiani che entravano come frecce dalle finestre per andarsi a
conficcare nel pane. Essendo tutte le cose,smettevo di essere me stesso
fino a che mia madre scivolava dentro questa sfera caotica e
impersonale. Donna Sara ,lontana e presente,unico cuore delle mie ansie
senza forma,con una voce così dolce che anche ora,a sessant’anni di
distanza,al solo ricordo non posso far altro che piangere,mi cantava la
gioia di consegnarsi alla morte. Per compiacerla chiudevo gli occhi.
Lei,credendomi addormentato,spegneva la candela e se ne andava in fondo
alla casa che si allungava sempre di più fino a trasformarsi in una
barca:la stanza cominciava a ballare un valzer e il mare si inghiottiva
le lenzuola,i tappeti,le tende,le pareti,il cielo,le stelle,la Terra
intera. E io solo,sordo e cieco,man mano che la sfera spariva rimanevo
rinchiuso nella cella della mia coscienza. L’oscurità si portava via
tutto e nel suo nero ventre tutto diventava un nemico. Quella tarantola
gigantesca mi spingeva in un angolo,mi faceva rincattucciare,mi
paralizzava,mi trasformava nell’urlo:
-Mamma….!
Lei arrivava correndo, mi prendeva in braccio,mi faceva affondare tra i suoi seni,che avevano la fragranza dell’erba appena tagliata.
Continuavo a tremare tra rigagnoli di sudore,il mio cuore da colomba arrivava sul punto di scoppiare:
-E’ venuto il buio,mamma,è qui,pieno ma non sazio,ora vuole
divorare noi due!
-Figlio mio.Ti amo?
-Si,mamma.
-Quanto?
-Dal cielo alla terra!
-Bambino mio,chi ti ama non sono io:l’amore non è mio,viene
dal Creatore,io lo trasmetto soltanto. E siccome lui ha creato tutto,
ama tutti e tutto e trasmette ad ogni istante la totalità del suo Amore.
Alejandrito,il buio ti ama come ti amo io,perché è l’ombra dell’
Amante assoluto-prese una scatola di lucido da scarpe e mi coprì il
corpo con la pasta nera-Vedi? Ora ne fai parte,l’ombra è il tuo regno.
Se sei un cacciatore ti devi travestire per prendere la tua preda,che è
una vittima soltanto perché la paura la separa dall’Amore. Forza ,
cacciatore,gira per la casa nascosto nelle tenebre e appostati!
Giocherò ad aver paura. Segui la mia pista,in silenzio,fino a che
all’improvviso non mi sorprenderai e mi catturerai.
Così feci. All’inizio andavo a tentoni. Poi i miei occhi si abituarono e cominciai a vedere gli oggetti trasformati in amabili ombre,rovistai il fondo degli armadi,
il ventre della tavola,le spalle dei mobili,il muso degli angoli.
Donna Sara si spostava a piedi nudi,ma l’oscurità,trasformata nel mio corpo,
mi trasmetteva i suoi passi. Assaporai il suo finto terrore fino a che ,
non potendo più resistere,la scaraventai al suolo e la baciai
macchiandole la faccia bianca col mio lucido da scarpe.
Così anche lei si dissolse nel buio e mai più ebbi paura della notte.