domenica 3 maggio 2026

 

Trilogia di Copenaghen

di Tove Ditlevsen (1917-1976) - Fazi editore 2024

 

Trilogia di Copenaghen, composto dai tre segmenti Infanzia, Giovinezza, Dipendenza, è l’opera più importante di Tove Ditlevsen (scrittrice e poetessa danese di romanzi, poesie e racconti, morta suicida nel 1976), ed è considerato oggi un vero capolavoro della letteratura del 900, definito dal «The New York Times Book Review» uno dei 100 migliori libri del XXI secolo.

E’ stato pubblicato in Danimarca tra il 1967 e il 1971 in tre volumi distinti che sono usciti in Italia nel 2022 da Fazi, editore che li ha poi riuniti in un’unica pubblicazione nel 2024.

Ho letto questo libro perché lui mi ha scelto: non ne conoscevo il titolo e tanto meno l’autrice. Ma ha smosso un sottostrato personale che già avevo coltivato: romanzi e autobiografie di donne alle prese con un femminile tormentato da consapevolezze ricercate con determinazione e fatica, in un contesto di disadattamento alla vita convenzionale e di esasperata ed esasperante vocazione alla ricerca del senso e del confine della propria identità. La ricerca di chi si è nel mondo si realizza spesso, nelle donne, nella scrittura autobiografica.

Nella lettura mi ha colpito subito la sobrietà spontanea e priva di ogni autocompiacimento del suo stile. Il difficile contesto sociale di vita della sua infanzia viene narrato nel succedersi, apparentemente occasionale e distratto, dei racconti di eventi e dei personaggi quotidiani della sua infanzia a Vesterbro (quartiere operaio di Copenaghen) ai suoi, acuti e toccanti quanto fugaci, pensieri sulla sua condizione di bambina alle prese con le contraddizioni e l’indifferenza di un mondo adulto già indurito da terribili disillusioni.

La crescita si consuma in un’ansia vorace, carica di entusiasmi, alla ricerca di svolte esistenziali che hanno al centro la scrittura, ma anche la consapevolezza che ci sono sempre prezzi da pagare e compromessi da accettare.  Ma la giovane Tove è disposta a correre rischi, a cogliere e confrontarsi con un turbinio di occasioni, personaggi, amori eventi. E paga sempre il prezzo delle sue scelte mentre si confronta col riemergere di un’infanzia dolorosa e, come per ognuno, incancellabile.

Nonostante sia davvero divenuta ciò che voleva essere, una scrittrice riconosciuta e pubblicata, cade, iniziata dal terzo marito, nella dipendenza da oppiacei e farmaci, forse nell’ingannevole illusione di essere finalmente amata e in pace con sé stessa. Riesce a descrivere in modo terribilmente efficace e con straordinaria nitidezza le lusinghe e gli inganni dell’uso di sostanze. Ma l’uscita dalle dipendenze, cui approderà grazie all’ultimo marito Victor, non è mai definitiva, così come la resa dei conti con le lacerazioni della propria infanzia.

Lo specchio in cui precoci, dolorose esperienze l’avevano costretta a riflettersi è lì, pronto a rimandarle ancora l’immagine miserabile e indegna da cui, per tutta la sua intensa e travolgente esistenza e nonostante le conquiste conseguite, aveva cercato di emendarsi.

Il suicidio deve esserle apparso, alla fine, un modo di sfuggire a quello specchio, laddove la sua più autentica vocazione, la scrittura, forse non riusciva più ad dissiparne l’angoscia.

di Maria Teresa Rosini

INFANZIA

“Al mattino la speranza c’era. Si posava come un effimero bagliore sui capelli neri e lisci di mia madre, che io non ho mai osato toccare, e si stendeva sulla mia lingua insieme allo zucchero del semolino tiepido che mangiavo lentamente, mentre osservavo le sue mani affusolate, ripiegate l’una sull’altra, immobili sul giornale che parlava dell’influenza spagnola e del Trattato di Versailles. Mio padre era andato al lavoro e mio fratello a scuola. Perciò mia madre era sola, anche se c’ero io, e se restavo perfettamente immobile senza dire nulla, la quiete distante del suo cuore misterioso poteva durare finché il mattino non fosse invecchiato e lei non fosse dovuta uscire per fare la spesa a Istedgade come una signora qualunque.

…Sarebbe rimasta lì seduta, con le mani placidamente ripiegate l’una sull’altra e i begli occhi severi fissati sulla terra di nessuno fra me e lei. E il mio cuore avrebbe ancora a lungo potuto mormorare: Mamma, sapendo che lei, in chissà quale modo misterioso, lo udiva. Avrei dovuto lasciarla in pace per un bel po’, così lei mi avrebbe chiamata senza parole, con la certezza del legame tra noi.

…Ora che la speranza era infranta, mia madre si vestì con movimenti bruschi e rabbiosi, come se ogni capo d’abbigliamento fosse stato un’offesa alla sua persona. Dovevo vestirmi anch’io -il mondo era freddo, pericoloso e inquietante - perché la cupa ira di mia madre sfociava sempre in un ceffone o in uno spintone verso la stufa di maiolica. Era un’estranea misteriosa, e io mi mettevo in testa di essere scambiata in culla, di non essere affatto figlia sua.

…e dentro di me c’erano strani paroloni che mi strisciavano sulla mente come una membrana protettiva. Un canto, una poesia, qualcosa di lenitivo, di ritmico, d’infinitamente melanconico, ma mai triste né deprimente allo stesso modo in cui sapevo che sarebbe stato triste e deprimente il resto della mia giornata. Quando queste onde chiare mi scorrevano dentro, sapevo che mia madre non poteva farmi più nulla, perché in quel momento perdeva ogni importanza per me. Lo sapeva anche lei, e i suoi occhi si riempivano di una gelida ostilità.  

GIOVINEZZA  

…mi guardo intorno, mentre sto in mezzo alla mia famiglia, a questi volti che mi circondano fin dall’infanzia, e li trovo stanchi, invecchiati, come se gli anni che io ho impiegato per diventare adulta li avessero totalmente consumati. Perfino le mie cugine, che non hanno poi tanti anni più di me, hanno un’aria affaticata, logorata. Mio padre è molto taciturno e serio, come ogni volta che porta il vestito della domenica. È come se la fodera fosse fatta di pensieri cupi e pesanti, che lui indossa insieme a quel completo.

… Ma io ho ormai smesso d’interessarmi a tutto quello che succede a casa. Sono veramente viva solo quando sono a casa del signor Krogh. … Dal signor Krogh mi faccio prestare dei libri, che poi gli restituisco dopo averli letti


lunedì 23 marzo 2026




Leggendo questo libro, la cosa che ho notato da subito è stata relativa al fatto che anche se si tratta di un libro uscito nel 2015, gli argomenti sono attualissimi.

Magari all'epoca potevano essere visionari oppure previsionali per molti, io noto invece un tratto molto acuto dello scrittore nel saper essere un ottimo osservatore.

L'autore vuole portare in evidenza il prossimo capitolo dell'evoluzione umana basandosi sui processi attuali in scienza e tecnologia.

Il libro analizza come le scoperte scientifiche stiano minando i fondamenti dell'umanesimo liberale, che pone l'individuo e il libero arbitrio al centro del mondo. 


Le neuroscienze e la biologia mettono in discussione l'esistenza di un io unitario e del libero arbitrio, suggerendo che le nostre decisioni sono il risultato di algoritmi biochimici.

Harari ipotizza che l'umanesimo possa essere soppiantato da una nuova religione, il Dataismo, che vede l'intero universo come un flusso di dati e valuta il valore di qualsiasi entità in base alla sua capacità di elaborare e scambiare informazioni. 

In questo scenario, gli algoritmi potrebbero arrivare a conoscerci meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.

Il progresso tecnologico e l'intelligenza artificiale potrebbero portare alla creazione di una vasta classe di inutili dal punto di vista economico e sociale

E' un libro di 500 pagine molto articolato, ma allo stesso tempo molto attrattivo per il mio modo di pensare e di osservare la società ed il mondo di oggi sempre in continua evoluzione.
Probabilmente potrebbe essere uno di quei libri che andrò a leggere nuovamente per poter catturare spunti maggiori a quelli catturati con la prima lettura.

 Alessandro 






sabato 27 dicembre 2025

 


















Lu Natale de le Grotte




È Natale, e pe' l'arie se respire
nu sendemente de pace
e mentre tutt' entorne tace
spare e 'mmazze altrove li cannó!

Me sende comme se lu core strije
a vede' lu bambinelle là la paje
e pu' la pace 'ndorne nen se quaje
la gende nen vo' più fa' cummenió!

Che billa che tingh pu' s' un coccie,
è nu penzire che me porte appresse
perché de certe, proprie nen po' esse,
che li core da sta sempre in ribbellió'!

O Jese Criste mi, famme sta grazie
de fa' recurdá' a tutte che la vita
è comme 'na porta aperta, è 'na partita
prima o poi se da' chiude lu pertó!

Se penze pu' che me trove
a lu seconde tempe
famme sbrigá, e fa che sempre
la tua venuta sia benedizió!

A tutti vuje di' de fa' Nata'
e che se passe affianche a la capanne
vida che sci state pure tu a fa' la nanne
e a lu bambinelle daje devuzió!

Vincenzo Massacci



Il Natale di Grottammare

E Natale e per l'aria si respira un sentimento di pace e mentre tutto intorno tace sparano e ammazzano altrove i connoni.

Mi sento come se il cuore mi strigliasse a vedere il bambinello nella paglia se poi la pace intorno non si attua e la gente non vuol più fare comunione.

Che arrabbiatura che ho poi in testa, è un pensiero che mi porto appresso poiché di certo, proprio non può essere che i cuori debbono stare sempre in ribellione.

O Gesù Cristo mio, fa a me questa grazia di far ricordare a tutti che questa vita è come una porta aperta, è una partita prima o poi si chiuderà quel portone. 

Se io penso poi che mi trovo al secondo tempo, fa che mi sbrighi, e fa che sempre la tua venuta sia benedizione. 

A tutti voglio dir di far Natale e che se passano a fianco alla capanna di vedere che pure tu sei stato a fare la nanna e al bambinello dagli devozione.

giovedì 4 dicembre 2025

 Conferenza : Santa Lucia e il suo tempo 




sabato 29 novembre 2025

 

Intervento : Il Tarpato, L'uomo e l' artista 







































https://www.rainews.it/tgr/marche/articoli/2025/12/la-grottammare-magica-de-il-tarpato-lomaggio-al-pittore-a-centanni-dalla-nascita-b74e8623-128c-47cd-ae7f-b8bc4393580f.html?wt_mc=2.www.wzp.rainews

lunedì 13 ottobre 2025

 


domenica 12 ottobre 2025

 

























Dal mio intervento alla presentazione del volume.