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sabato 27 dicembre 2025

 


















Lu Natale de le Grotte




È Natale, e pe' l'arie se respire
nu sendemente de pace
e mentre tutt' entorne tace
spare e 'mmazze altrove li cannó!

Me sende comme se lu core strije
a vede' lu bambinelle là la paje
e pu' la pace 'ndorne nen se quaje
la gende nen vo' più fa' cummenió!

Che billa che tingh pu' s' un coccie,
è nu penzire che me porte appresse
perché de certe, proprie nen po' esse,
che li core da sta sempre in ribbellió'!

O Jese Criste mi, famme sta grazie
de fa' recurdá' a tutte che la vita
è comme 'na porta aperta, è 'na partita
prima o poi se da' chiude lu pertó!

Se penze pu' che me trove
a lu seconde tempe
famme sbrigá, e fa che sempre
la tua venuta sia benedizió!

A tutti vuje di' de fa' Nata'
e che se passe affianche a la capanne
vida che sci state pure tu a fa' la nanne
e a lu bambinelle daje devuzió!

Vincenzo Massacci



Il Natale di Grottammare

E Natale e per l'aria si respira un sentimento di pace e mentre tutto intorno tace sparano e ammazzano altrove i connoni.

Mi sento come se il cuore mi strigliasse a vedere il bambinello nella paglia se poi la pace intorno non si attua e la gente non vuol più fare comunione.

Che arrabbiatura che ho poi in testa, è un pensiero che mi porto appresso poiché di certo, proprio non può essere che i cuori debbono stare sempre in ribellione.

O Gesù Cristo mio, fa a me questa grazia di far ricordare a tutti che questa vita è come una porta aperta, è una partita prima o poi si chiuderà quel portone. 

Se io penso poi che mi trovo al secondo tempo, fa che mi sbrighi, e fa che sempre la tua venuta sia benedizione. 

A tutti voglio dir di far Natale e che se passano a fianco alla capanna di vedere che pure tu sei stato a fare la nanna e al bambinello dagli devozione.

domenica 2 marzo 2014

La giornata mondiale della poesia a Recanati



COMUNE DI RECANATI  – Assessorato alle Culture
ISTITUTO COMPRENSIVO “Nicola Badaloni” – Recanati   

In collaborazione con: 
Gruppo Editoriale Raffaello - ELI Edizioni –    Ente Chiesa San Filippo Neri
GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA
Le invasioni poetiche 2014
da  Mercoledì 19 marzo  a   Sabato 22 marzo


sabato 12 ottobre 2013

Eugenio Montale






Eugenio Montale Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981 è stato un poeta, giornalista, scrittore e critico musicale italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975

















Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.








Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.




Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.




venerdì 11 ottobre 2013

A San Benedetto del Tronto si parla di disagio psichico e sociale

Il 12 ottobre alle ore 17,00 
presso 
la Sala della Poesia di Palazzo Piacentini 
a San Benedetto del Tronto (AP)   

Un' incontro dove, poeti ed esperti parleranno di un argomento che attraversa la nostra esperienza personale, ma di cui troppo spesso nessuno parla.
L’evento è organizzato e promosso dalla Associazione Culturale TraccePerLaMeta in sinergia con la rivista di letteratura Euterpe e l’Associazione I luoghi della Scrittura.
Un modo insolito di affrontare l'argomento che introdotto da esperti quali la dottoressa Antonella Baiocchi, psicoterapeuta e criminologa, darà spazio alla lettura di testi poetici che danno voce al disagio e alle difficoltà dell'uomo contemporaneo.
Sulla scorta della felice esperienza dello scorso giugno presso l'Università  di Palermo, Lorenzo Spurio, scrittore, critico e ideatore di questa iniziativa, è riuscito a renderla itinerante, a testimoniare l'interesse e la necessità di condivisione di sentimenti ed emozioni in questi nostri giorni che vedono i singoli sempre più soli e chiusi nella loro incomunicabilità.
L'ingresso è gratuito.

domenica 6 ottobre 2013

IL PAESAGGIO LEOPARDIANO: DA RECANATI ALL’INFINITO



Ci sono luoghi da cui l’arte è riuscita a trarre ispirazione e che, a sua volta, ha reso immortali.
Un caso rappresentativo è costituito dalla poesia di Giacomo Leopardi, in cui spesso ricorrono immagini di Recanati, dove egli nacque e visse per diversi anni. Leopardi provava una sorta di amore-odio nei confronti del suo paese natale, per quel “natio borgo selvaggio” in cui era costretto a vivere “intra una gente zotica, vil”, da cui si sentiva odiato ed evitato. Così, infatti, descrive nella lirica “Le ricordanze” il rapporto difficile e tormentato con i suoi compaesani, anche se, pochi versi prima, aveva espresso tutto il dolce piacere che gli procurava la visione “di quel lontano mar, quei monti azzurri” che, ancora oggi, si dispiegano allo sguardo del visitatore che li osserva, come faceva il Leopardi, dall’alto del colle su cui sorge Recanati. È l’incantevole paesaggio
marchigiano del mare Adriatico da un lato, a circa dieci chilometri a est di Recanati, e quello dei monti Sibillini dall’altro, un paesaggio che non poteva non colpire l’immaginazione del poeta, stimolarne la fantasia, il sogno, il desiderio di poterlo esplorare, e non solo con la mente: “che varcare un giorno io mi pensava”.
Il territorio marchigiano, così straordinariamente variegato e ricco di contrasti, ritorna prepotente anche in un’altra celebre lirica del Leopardi, “A Silvia”, dedicata a Teresa Fattorini, la donna che il poeta amò e che morì giovanissima. Anche qui il Leopardi ricorda quando, ascoltando “Silvia” cantare e tessere, ammirava “il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi e quindi il monte”.

L’abitazione di “Silvia”, una lunga costruzione in parte adibita a scuderia e in parte abitata dalla famiglia Fattorini, si può tutt’oggi osservare nella parte orientale della piazzetta antistante al palazzo Leopardi, la casa natale del poeta, in cui attualmente risiedono i suoi discendenti. Il palazzo venne ristrutturato nel suo aspetto attuale intorno alla metà del XVIII secolo; la biblioteca, oggi visitabile, contiene oltre 20000
volumi raccolti dal conte Monaldo, il padre del poeta. La biblioteca era un luogo quasi sacro al Leopardi che sempre in “A Silvia” rievoca il tempo che dedicava agli “studi leggiadri” e alle “ sudate carte”. Sulla stessa piazza si trova anche la chiesa di Santa Maria in Montemorello del XVI secolo, dove il poeta fu battezzato.
Anche la piazza, però, è stata immortalata dal Leopardi in un’altra sua famosa lirica: “Il sabato del villaggio”, in cui ci fa rivivere tutta l’atmosfera festosa, a lui estranea, creata dalle grida dei bambini che si rincorrono “su la piazzuola in frotta, e qua e là saltando, fanno un lieto romore”. Ma ancora altri personaggi animano questa piazzetta e il resto del paese la sera del sabato: “la vecchierella”, seduta con le vicine “ su la scala a filar” e a ricordare la sua giovinezza, “la donzelletta”, che al tramonto ritorna dalla vicina campagna
con una “ mazzolin di rose e di viole”, il contadino, che rientra “ alla sua parca mensa, fischiando”, il falegname, che si affretta a finire il suo lavoro “ nella chiusa bottega” prima che giunga l’alba.
Vario è l’universo dei personaggi che affollano la poesia del Leopardi, gente semplice, umile, che viveva nella Recanati del suo tempo in case modeste dedicandosi, con quell’operosità tutta marchigiana, allo svolgimento delle attività quotidiane. E poi c’è la natura, la campagna marchigiana in tutte le sue forme, a fare da sfondo a questo universo: ” il canto della rana rimota alla campagna”, “ la lucciola” che “errava appo le siepi e in su l’aiuole”, “ i viali odorati, ed i cipressi” nelle Ricordanze; “ la gallinella” che
“ l’ale battendo esulta”, il canto “degli augelli” e “ le ridenti piagge”, e poi il lago “di taciturne piante incoronato”, sulla cui sponda il poeta si sedeva abbandonandosi ai suoi tristi pensieri, come racconta nella lirica “La vita solitaria”. Qui siamo un po’ fuori da Recanati, esattamente nella contrada San Leopardo, dove tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 venne fatta costruire dalla famiglia Leopardi una casa colonica, in cui la famiglia spesso si trasferiva durante l’estate.
E pure nella poesia “La quiete dopo la tempesta” emerge, in tutta la sua interezza, un paesaggio umano e geografico di straordinaria intensità, un paesaggio che diventa anche emotivo perché rappresenta la calma, la serenità, seppure momentanea, dopo il dolore e la sofferenza. Il fiume Potenza, che scorre nella vallata tra Recanati e Macerata, appare “chiaro nella valle”, mentre il cielo è tornato sereno; l’artigiano si riaffaccia sull’uscio della sua bottega, la ragazza esce a raccogliere un po’ di acqua piovana, l’ortolano ritorna in strada a vendere i suoi prodotti e il viandante si rimette in cammino sul suo carro.
Spesso, però, sono anche piccoli accenni quelli del Leopardi, particolari che sembrano entrare quasi casualmente nel mondo che prende forma attraverso la sua poesia. Come, ad esempio, la torre visibile nel cortile del chiostro della chiesa di Sant’Agostino, risalente al XIII secolo, la cui cuspide fu decapitata da un fulmine nella metà del XIX secolo, e che il Leopardi
ha reso celebre nella lirica “Il passero solitario”: “ D’in su la vetta della torre antica, passero solitario, alla campagna cantando vai finché non more il giorno”; oppure, la “torre del borgo”, che compare sempre nelle Ricordanze, e che si riferisce alla torre medievale del palazzo comunale, che si erge nell’ampia piazza centrale di Recanati, oggi dedicata al poeta.
Tuttavia, c’è, e domina sempre ogni cosa, una tensione verso l’ineffabile, l’inafferrabile, forse proprio perché Recanati stava stretta al poeta, o comunque perché questo piccolo borgo, incastonato nell’entroterra marchigiano, non poteva rappresentare tutto l’universo leopardiano, non poteva esaurire quella ricerca dell’infinito che animò il Leopardi sin dalla sua giovane età.
Così quel colle, il monte Tabor, che tutt’oggi possiamo osservare, quella collina meta delle passeggiate del poeta, cui accedeva direttamente dal giardino della sua casa, passando per l’orto del vicino convento di Santo Stefano, è diventato per lui e per noi tutti “ il colle dell’Infinito”. È lo stesso colle da cui il poeta, come scrive anche nella poesia “Alla luna”, composta nello stesso anno dell’Infinito, ammirava quel cerchio luminoso con gli occhi colmi di pianto, ma nell’Infinito diviene lo stimolo, il punto di partenza verso una dimensione sovrannaturale, che il poeta riesce a creare immaginando ciò che non vede perché la siepe glielo impedisce: “dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.
Questo colle solitario è rifugio e consolazione dell’anima, però è anche luogo geografico, fisico e tangibile, dal quale il poeta riesce a proiettarsi in un mondo fatto di “interminabili spazi”, di “sovrumani silenzi” e di “profondissima quiete, forse solo apparentemente irreale, perché in effetti nasce dalla sua esperienza concreta, dalla sua visione della realtà circostante. Mi piace pensare, infatti, che gli “interminabili spazi” siano anche il frutto delle sue contemplazioni del panorama offerto dal susseguirsi delle verdi colline marchigiane che circondano Recanati, e che i “ sovrumani silenzi” e la “profondissima quiete” siano quelli dei campi arati che si alternano a quelle dolci colline, dove di giorno i contadini coltivavano la terra immersi in un mesto e operoso silenzio e di notte, vinti dalla stanchezza, si abbandonavano a un sonno profondo, mentre il poeta rimaneva per ore ad ammirare il cielo rischiarato dal tenue bagliore della luna e delle stelle: “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”; “Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi sul paterno giardino scintillanti.”
Così, quelle “cittadine infauste mura”, come lo stesso Leopardi le ha definite, racchiudono e custodiranno per sempre questi luoghi divenuti ormai anche per noi familiari, quasi intimi, ma che, al tempo stesso, grazie al genio di un poeta che ha saputo riplasmarli, sono stati accarezzati dallo spirito dell’eternità, che su di loro si è posato, per non abbandonarli mai più.

IL PAESAGGIO LEOPARDIANO: DA RECANATI ALL’INFINITO
di  Elvira Apone 

sabato 11 agosto 2012

Le notti di Amelia - Arte Musica e Poesia in via Laberinto

10- 11- 12 Agosto 2012  alle ore 21:30
in Via Laberinto
Grande ritorno della felice Kermesse
LE  NOTTI  DI  AMELIA,

Tre notti di Poesia sotto le stelle,  in uno degli scorci storici più suggestivi di S. Benedetto del Tronto 

a cura di ARTINVERSO
l’associazione che coniuga l’Arte al Plurale, nel segno delle Con-Rispondenze

      



Nate dalla convinzione che la cultura deve ripartire dai luoghi del quotidiano, da dove era partita, nel segno e nei modi dell’ “Oralità”,  “Le Notti di Amelia” propongono tre serate di poesia sotto le stelle, nella suggestiva cornice di via Laberinto,  a ridosso della grande piazza Matteotti: un vicolo che conserva il sapore della vita antica.
Dedicato ad Amelia Rosselli (Parigi 1931- Roma 1996) figlia di Carlo, nipote di Nello, una delle voci poetiche più alte del Novecento italiano, che esplorò tutti campi dell’arte e della cultura, l’evento proporrà performance poetiche di autori del territorio, reading di  giovani poeti sambenedettesi, per portare nel cuore  della città la provocazione di un format coinvolgente e dinamico, che mette  in stretta relazione  di con-presenza poesia, arte, musica, danza, come a favorire un dialogo capace di risolvere i segni delle discrasie in armonia, le diversità in consonanze.
Ogni serata si aprirà e si chiuderà con un piccolo stralcio dalle opere rosselliane; “Rosselliana”,  la serata di Sabato 11 Agosto sarà interamente dedicata alla poetessa e si arricchirà di una performance di danza con Anita Perotti.
Saranno letti testi di Amelia Rosselli, Lorella Rotondi, una gloria sambenedettese, Anna Ruotolo, giovane poetessa campana, Michele Ortore e Marco Neroni, poeti e scrittori, ambedue di S. Benedetto.
Una performance poetica, in forma di dialogo, con Annalisa Cutrona e Agostino Positano, aprirà la manifestazione Venerdì 10 Agosto, alle ore 21:30
La voce di Amelia Rosselli, in tutte e tre le serate, sarà quella di Rosanna Listrani.
Gilda Luzzi leggerà Lorella Rotondi e Anna Ruotolo.

domenica 13 maggio 2012

La madre di Giuseppe Ungaretti


















E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

La madre di Giuseppe Ungaretti

mercoledì 5 ottobre 2011

Acruto Vitali

Acruto Vitali (Porto San Giorgio, 5 ottobre 1903 - 7 aprile 1990)

A Sandro Penna

Mi rivedrai seduto sulla pietra
della casa in rovina; sulla porta
s'è fermato un presagio che non scocca
sotto il lupo d'agosto che declina.

Da trenta lune gira tra le ortiche
la cagna cieca e latra alla marea
in quest'attesa d'anima sepolta
entro questi orizzonti di grondaie;

ma il tempo scorre altrove e qui non pesa
che la furia del sole che calcina
questi ciuffi di cardi alle sassaie.
(1944)



A Osvaldo Licini


Oceani d'insonnia
battono alle tue porte;
ma tu, fionda di luce,
ti sei librato sull'ultima luna.

Oh angelo, svenuto
lungo i valichi azzurri dei fragori,
t'ha preso il tempo per le mani,
t'ha messo l'ali verso gli alti abissi,
tu, sovra i ponti del dolore:
un fiore.

(1958)

lunedì 15 agosto 2011

Quesito e ............

John Donne (Londra, 1572 – 31 marzo 1631) è stato un poeta e religioso inglese















Nessun uomo è un’isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.


Periodicamente Leggere54 proporrà ai suoi amici un quesito
Tra tutte le risposte esatte pervenute ne verrà estratta a sorte una alla quale verrà assegnato un buono acquisto libri di 15 euro gentilmente offerto dalla libreria La Bibliofila di San Benedetto del Tronto, sponsor dell’ iniziativa.

Questa volta vi propongo il verso: "non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te " Qual è il titolo della poesia e chi è l’ autore ?

La frase proposta non è, mai, contenuta nella soluzione del quesito
La risposta va inviata a leggere54@yahoo.it
La soluzione dell’ ultimo quesito letterario e’ : " Nessun uomo è un' isola"
di John Donne 
La risposta è stata inviata da Angela N. di Cupramarittima (AP)

mercoledì 29 giugno 2011

L' infinito di Giacomo Leopardi


Ricorrenze 
(Recanati, 29 giugno 1798
Napoli, 14 giugno 1837)








A. Ferrazzi, Giacomo Leopardi, Recanati Casa Leopardi



Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

lunedì 16 maggio 2011

QUESITI E LETTERATURA

Periodicamente Leggere54 proporrà ai suoi amici un quesito letterario
Tra tutte le risposte esatte pervenute ne verrà estratta a sorte una alla quale verrà assegnato un buono acquisto libri di 15 euro gentilmente offerto dalla libreria La Bibliofila di San Benedetto del Tronto, sponsor dell’ iniziativa.

Questa settimana vi propongo i versi che ci ha inviato la nostra amica Giulia:
''Accade che le affinità d'anima non giungano ai gesti e alle parole ma rimangano effuse come un magnetismo."
Qual è il titolo della poesia e chi è l’ autore ?

La frase proposta non è, mai, contenuta nella soluzione del quesito
La risposta va inviata a leggere54@yahoo.it

Ex voto

Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. É raro
ma accade.

Puó darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
piú del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

(Eugenio Montale, Satura; Satura II)

La soluzione dell’ ultimo quesito letterario e’ :
" Ex voto " di Eugenio Montale

domenica 8 maggio 2011

Pier Paolo Pasolini - Supplica alla madre

Auguri e Riflessioni


Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975) è stato uno scrittore, poeta, regista e giornalista italiano.


È internazionalmente riconosciuto come uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo.







Supplica a mia madre

E' difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

domenica 24 aprile 2011

San Francesco di Assisi - Il cantico delle creature

Auguri e Riflessioni

San Francesco (Assisi, 26 settembre 1182–  3 ottobre 1226 )
Il cantico delle creature, forse il primo componimento in lingua italiana, una poesia che canta la bellezza della natura, della vita dell' uomo e del suo limite ed individua nella trascendenza l' unico modo per superarlo e trovare senso. Francesco è una figura centrale nella storia dell' uomo, sia laico che credente, ancora tutta da scoprire……



Altissimu, onnipotente bon Signore,

Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Siignore, per sora Luna e le stelle:
il celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infermitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.


Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

sabato 26 marzo 2011

La poesia di Ana Blandiana

Proposta di lettura di Melissa De Santis


Ana Blandiana,pseudonimo di Otilia Valeria Coman,è una delle maggiori poetesse romene.

Nasce nel 1942 a Timosoara, città da cui ebbe origine nel 1989 la rivolta che avrebbe deposto dal potere Ceausescu.


Famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell’uomo, le sue poesie vengono proibite negli anni ’80 dalla censura del dittatore .Nel 1985 Blandiana riesce a sfuggire alla censura pubblicando alcune poesie con una velata critica a Ceausescu,sul settimanale culturale”Amphiteatre”.Il vero significato delle sue poesie fu scoperto troppo tardi per fermarne la pubblicazione e come risultato Blandiana fu bandita completamente dalle pubblicazioni e il suo nome cancellato dai libri,fu per più di un anno spiata e reclusa in casa .Al crollo del regime assume un ruolo attivo nel “Fronte per la salvezza nazionale”. Nonostante il coinvolgimento politico pubblica diversi volumi di poesia e prosa. La poesia di Blandiana è velata di malinconia, essenziale e povera,è qualcosa che non si può spiegare perché è una suggestione. Lo scopo della poesia è quello di ripristinare il silenzio, la capacità di tacere:-Il poeta cerca di suggerire delle cose:se si dice poco per comprendere di più,allora è meglio dire ancora meno .Il passo successivo è non dire nulla .Il problema è trovare esattamente il punto di equilibrio tra niente e tutto.
La sua poesia non si sforza di stupire o incantare,non c’è l’ansia di mostrare bravura,abilità tecnica, originalità nella forma o un pensiero sconcertante o totalmente nuovo.
Qui l’idea di poesia è la percezione del reale,della vita e della morte, che nasce dalla profonda e pacata riflessione. Il mistero della poesia è costituito da silenzi che le parole si limitano a circoscrivere e valorizzare.
“La poesia è ciò che mi ha dato,come un sesto senso,la sensazione della presenza dell’altro nel mondo circostante .L’altro mi guarda dalle pietre,dagli animali,dalle nuvole,un altro che solo nei momenti di grande stanchezza si chiama nessuno. “

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Il nostro posto non è qui.
Invano proviamo a lasciarli marcire
I semi dentro di noi.
Come nelle melegrane
Tanti non troveranno
Terra in cui attecchire.
Non moriamo ancora,
abbiamo ancora
da patirlo,questo splendore
che si lascia varcare
nel sonno,nel sogno che ci frastorna.
Il nostro posto
È altrove,più lontano
O magari è passato
E non l’abbiamo riconosciuto.

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DELLA TERRA DA CUI VENIAMO


Su parliamo della terra da cui veniamo.
Io vengo dall'estate,
è una patria fragile
che qualunque foglia,
cadendo, può annientare,
ma il cielo è così greve di stelle
che talvolta pesa fino a terra
e se ti avvicini senti l'erba
solleticare le stelle ridenti,
e i fiori sono così tanti
che ti dolgono
le orbite bruciate dal sole,
e soli rotondi pendono
da ogni albero;
da dove vengo io
non manca che la morte,
e tanta è la felicità
che quasi ti addormenti.

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Nemmeno un istante oso chiudere
gli occhi per paura
di stritolarlo tra le palpebre il mondo,
di sentirlo ridursi in frantumi
come una nocciola fra i denti.
Quanto tempo potrò tenerlo in vita?
Guardo angosciata
e soffro come un cane
per l'universo che non ha riparo
e morirà nel mio occhio chiuso.

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LEGAMI

Tutto è me stessa.
Datemi una foglia che non mi assomigli,
aiutatemi a trovare un animale
che non gema con la mia voce.
Là dove la calpesto la terra si spacca
e morti che hanno il mio sembiante
li vedo abbracciati a procreare altri morti.
Perché tanti legami con il mondo,
tanti progenitori e coatta
discendenza e tutto questo insensato somigliarsi?
M'incalza l'universo con i mie mille volti
e non posso difendermi se non contro me infierendo.

lunedì 14 febbraio 2011

W.B.Yeats

AUGURI E RIFLESSIONI
buone letture e buon San Valentino,
a chi ha trovato l' amore e a chi lo troverà



William Butler Yeats
(Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939)
è stato un poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese.







 
Egli desidera il tessuto del cielo


"Se avessi il drappo ricamato del cielo,
Intessuto dell'oro e dell'argento e della luce,
I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
Dai mezzi colori dell'alba e del tramonto,
Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni."

He Wishes for the Cloths of Heaven

"Had I the heaven's embroidered cloths
Enwrought with golden and silver light
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half-light,
I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams"

William Butler Yeats

martedì 1 febbraio 2011

Quesiti e Letteratura - Grottammare di L.Ferlinghetti

Periodicamente Leggere54 proporrà ai suoi amici un quesito letterario
Tra tutte le risposte esatte pervenute ne verrà estratta a sorte una alla quale verrà assegnato un buono acquisto libri di 15 euro gentilmente offerto dalla libreria La Bibliofila di San Benedetto del Tronto, sponsor dell’ iniziativa.

Questa settimana vi propongo il verso :

" la nebbia aleggia greve tra gli ulivi ''

Qual è il titolo della poesia e chi è l’ autore ?

La frase proposta non è, mai, contenuta nella soluzione del quesito

La risposta va inviata a leggere54@yahoo.it

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Il mare turchese al largo di Grottammare
Grottammare e le sue caverne marine piene di echi
oltre l'Adriatico
L'eco del canto delle sirene
mi arriva ancora
all'interno del treno silenzioso
Ancora una volta le voci perdute
chiamano dalle
profondità del mare

Ma
naturalmente
è tutta un'illusione
La nebbia aleggia greve
tra gli ulivi
Secondo l'orologio è già mattina
ma non secondo la luce
che esiste solo nelle nostre menti

Uomini e donne dormono
nella loro solita tenebra
Solo la luce
addormentata nei loro occhi
ci da un presagio
di un futuro
irridescente
di un destino incandescente

Mentre in distanza
oltre l'isola lontana
il mare rimanda
la sua turchese risposta.

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La soluzione del quesito è :                                    

"Grottammare " di L. Ferlinghetti

La risposta vincitrice è stata inviata da :

Gianni B. di San Benedetto del Tronto

martedì 28 dicembre 2010

Madre Teresa di Calcutta


AUGURI E RIFLESSIONI
di Maria Teresa R.

Madre Teresa di Calcutta
( Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1997), è stata una religiosa albanese di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta l'ha resa una delle persone più famose al mondo. Ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II

Incontro tra Sandro Pertini e Madre Teresa

NATALE E’…E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta